Etichette a semaforo alimentare: cosa sono? Mettono davvero a rischio le eccellenze italiane?

Cosa sono le etichette a semaforo alimentare e come funzionano

Il nutri-score nasce in Francia, è stato infatti sviluppato da ricercatori specializzati in nutrizione e sanità pubblica dell’Università Paris 13. L’etichetta è destinata ad essere posizionata sul frontespizio delle confezioni alimentari ed ha un duplice obiettivo: da una parte quello di aiutare i consumatori a giudicare a colpo d’occhio la qualità di un alimento e dall’altra quello di spingere le industrie alimentari proporre alimenti più salutari per potersi posizionare meglio nella scala del Nutri-Score.

Questo tipo di etichetta alimentare fornisce un’indicazione chiara sul grado di qualità del prodotto utilizzando due scale correlate: una cromatica divisa in cinque gradazioni dal verde al rosso ed una alfabetica con lettere dalla A alla E.

etichetta nutri-score


L’inserimento di un prodotto in una determinata categoria dipende dall’assegnazione di un punteggio calcolato sulla base della quantità di ”ingredienti buoni” (fibre, proteine ecc.) e ”ingredienti cattivi” (grassi saturi, zuccheri ecc.) contenuti dal prodotto. Il calcolo del cosiddetto Nutri-Score dovrebbe quindi aiutare a quantificare le potenzialità nutritive di un prodotto andando a favorire i cibi contenenti ingredienti considerati più sani e penalizzando quelli che invece contengono ingredienti considerati sconsigliabili. Il punto debole di questo sistema sta nel prendere in considerazione le quantità di determinati ingredienti contenuti in 100 gr di prodotto, quantità che spesso non corrisponde ad una porzione standard.


Come viene calcolato il Nutri-Score?

Il Nutri-Score di un determinato prodotto viene calcolato coinvolgendo solo sette diversi parametri riguardanti i nutrienti presenti in 100 g di prodotto, informazioni normalmente disponibili sulle confezioni alimentari. L’alto contenuto di frutta e verdura, fibre e proteine ​​farà virare il punteggio in positivo, mentre un alto contenuto di kj, zuccheri, acidi grassi saturi e sodio corrisponderà ad un punteggio negativo.

calcolo nutriscore
Credits: Colruyt Group

Le etichette a semaforo alimentare penalizzano il Made in Italy?

L’introduzione di questo nuovo sistema di etichettatura potrebbe rappresentare una minaccia per il Made in Italy poiché andrebbe a definire i prodotti come “sani” o “non sani” anziché valutare tali alimenti all’interno di una dieta bilanciata come quella mediterranea, indirizzando quindi i consumatori all’acquisto di altri prodotti.. In tal modo, per esempio, l’olio extra vergine d’oliva, il prosciutto crudo, il parmigiano risulterebbero dannosi per la salute, con indici negativi.

D’altro canto bisogna tener conto che questo nuovo tipo di etichettatura non verrebbe solo applicata ai prodotti italiani ed andrebbe dunque ad evidenziare eventuali negatività presenti nei prodotti esteri.
Per esempio, i formaggi italiani non sono classificati peggio degli altri latticini consumati in Europa: il Roquefort è classificato E, il Bleu d’Auvergne E, il Gouda E, il Manchego D o E, la Mimolette E, il Brie di Meaux D, L’Emmental D. Inoltre tra i rari formaggi tradizionali classificati C, il punteggio migliore a cui un un formaggio possa ambire, si ritrovano alcuni dei formaggi italiani più famosi, come mozzarella, burrata e ricotta. Lo stesso ragionamento può essere applicato a salumi ed insaccati: infatti il prosciutto San Daniele è classificato D, così come il prosciutto di Bayonne francese o il Serrano spagnolo.

Da una ricerca della società di analisi economiche Nomisma finanziata da Federalimentare risulta che, da quando è stata applicata in UK l’etichetta a semaforo alimentari i prodotti oggetto dell’indagine, non solo italiani, hanno registrato una significativa flessione negativa delle vendite: -7% per il Parmigiano Reggiano, -17% per il Prosciutto di Parma, -8% per il formaggio Brie, ed un calo del 4% per tutti i formaggi a pasta dura. 


L’alternativa proposta dall’Italia

A primavera la Commissione Europea sarà chiamata a discutere le etichette alimentari. Oltre alla proposta francese del nutri-score, anche l’Italia è pronta con una proposta alternativa: l’etichetta a batteria che sposterà l’attenzione non sul prodotto in sé, ma sul suo ruolo all’interno di una dieta bilanciata. Questa tipologia di etichetta prevede l’indicazione dei valori relativi a una singola porzione, indicando la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale tenendo in considerazione la quantità giornaliera raccomandata. Viene poi riportata nella parte inferiore la percentuale di energia o nutrienti.

nutriscore e etichetta a batteria


Una prima critica mossa a tale sistema è che i valori indicati sono riferiti ad una porzione che verrà decisa dal produttore stesso. Un altro punto a sfavore è sicuramente la mancanza di chiarezza nella comunicazione la quale risulta poco diretta.


Nutri-score e dieta mediterranea

Una delle critiche sferrate al nutriscore riguarda la valutazione dei prodotti che viene effettuata analizzando un campione di 100gr. Non vi è persona che riesca a consumare 100 g di olio extravergine di oliva al giorno; infatti 1 cucchiaio, pari a 10 g, è la dose consigliata. Inoltre, l’olio d’oliva raggiunge nella classifica del nutri-Score il punteggio migliore tra i grassi aggiunti. Analogamente il Parmigiano Reggiano, etichettato come dannoso, verrebbe “scagionato”: 100 g di Parmigiano Reggiano sono tanti anche se consumato come secondo piatto e se utilizzato come “condimento” sulla pasta ne basterebbero 10g.

Seguendo tale logica e considerando una bevanda zuccherata come l’aranciata, bevanda che ha registrato un incremento nelle vendite grazie all’etichetta a semaforo, 100 ml forniscono 10 g di zuccheri. In questo caso però 100 ml non corrispondono né ad un bicchiere comune, pari a 200 ml, né ad una lattina, pari a 330 ml; quest’ultima infatti arriva ad apportare una quota di zuccheri pari a circa il 50% del fabbisogno giornaliero di zuccheri in una dieta bilanciata da 2000 kcal.

L’etichetta a semaforo alimentare è stata adottata da diversi Stati Europei sulla base di informazioni scientifiche e sanitarie con la speranza di aiutare i consumatori ad attuare delle scelte alimentari più consapevoli.
Non è dunque da considerarsi una minaccia per la dieta mediterranea in quanto essa promuove il consumo abbondante di frutta, verdura, legumi, cereali (soprattutto integrali), moderato di pesce, limitato di prodotti lattiero-caseari ed un ridotto consumo di carni, salumi e prodotti zuccherati, grassi e salati.

nutriscore e dieta mediterranea
Credits: Nutriscore Blog
Torna in alto